R E V I E V S :


Losing Today - Giacomo Marrone
Borut Viola e Marco Busolini sono di Gorizia, ma pensano Parigi e New York. Cresciuti in una terra dove la cultura musicale si è arenata in un tragico provincialismo e alle undici tutti in branda, hanno unito le forze con gli uligani dell’underground udinese che fanno capo a Riotmaker, e stanno scatenando una piccola rivolta electropop. Il loro nume tutelare è Giorgio Moroder, i Daft Punk i loro profeti, la disco degli ultimi giorni il loro Verbo. E con i nomi di battaglia di Borut (beh, uno che si chiama Borut mica ha bisogno di nomi di battaglia) e Lil’Booso hanno confezionato un album che è una gioia per le orecchie, tutto cassa cicciotta, campioni accattivanti, vocals in inglese generico e un sacco di voglia di far spostare i deretani a tempo sulle piste da ballo di tutta Italia. Un album d’esordio che si ascolta tutto di fila, intensificando lo sculettamento su Chocolate Glazed, Sam e U & Me. Perfetto per quest’estate scoppiata all’improvviso.

 

HOT magazine - Pierfrancesco pacoda
Dalla scuola di Gorizia, ennesima scena 'minore' ma ricca di visioni
'future', un esordio da non perdere. Sono in due, poco più che ventenni, e
manipolano il rumore digitale con una disinvoltura che potrebbe piacere ai
Daft Punk, se riscoprissero i piaceri sotterranei. Bip acidi, bassi
pericolosamente ai confini con la house più electro e lisergica, voci house
raccolte su una spiaggia di Ibiza dopo una giornata consumata allo Space.
Tutto mescolato, con una esuberanza di suoni e di emozioni che vagheggia una
'nuova ondata disco' italiana, che non vuole più limiti al proprio desiderio
di 'attraversamento'. Liberi di vagare in un territorio dove Donna Summer
può felicemente infatuarsi dei Talking Heads.
Succede, a Gorizia.
Esordio italiano dell'anno


hotmc.com - Ugo
Probabilmente leggete Hotmc e siete interessati alle vicissitudini di qualche rapper ingioiellato che vi racconta delle storie incredibili su soldi, donne e droga. Probabilmente voi non c'avete una lira e nelle storie incredibili raccontate da questi rappers ingioiellati potreste impersonare solo lo sfigato di turno. (Tenete presente ciò che ho detto finora per quando, fra qualche secondo, vi starete chiedendo il perchè della recensione di un disco del genere sulle pagine di Hotmc).
Dietro il moniker Scuola Furano si nascondono Borut e Marco Lil'Booso e questo è il loro omonimo esordio discografico prodotto dalla friulana Riotmaker. 9 tracce per 30 minuti in totale, uno straordinario mix di electro-funk, rap old-school e french house immerso in un'atmosfera che cita piuttosto esplicitamente, ma con molta ironia, il lato kitsch degli anni '80. Il disco dance ideale per tutti quelli che quando vanno in un club si sentono molto più vicini allo spaesato adolescente alla festa delle medie che al pimp stereotipato onnipresente nei video di black music.
L'approccio alla costruzione dei pezzi è simile a quello dei Daft Punk o dei Cassius, campionamenti con Akai e amalgama dei vari samples con drum machine e synth vari (un korg ms2000 e un korg poly-800), il tutto fatto suonare grezzo, personale e con un suono denso e pieno di piccoli particolari simile a quello delle produzioni più recenti di Madlib, vedi il doppio white label "Remixes vol-2". Ottimo anche il cantato di Lil'Booso, un italianissimo inglese maccheronico che se all'inizio rischia di infastidire, con il susseguirsi degli ascolti finisce per diventare uno degli elementi caratterizzanti del sound di questo brillante duo goriziano.
L'album è qualitativamente compatto e ben strutturato ma non mancano le potenziali hits: "Mr Goldigga" è una bomba disco-funk con tanto di basso pappone, assolo di percussioni e ritornello killer, "Chocolate Glazed" unisce alla perfezione ballabilità in 4/4, ricerca sonora e orecchiabilità. Grandiose anche le brevi "# iz 4" e "Watch my watch", nella prima Borut stende un incredibile cut'n'paste di samples su cassa in quarti mentre nella seconda, su un breakbeat alla Mantronix, Il Ragazzo del Phuturo sentenzia con il suo cantato robotico quello che può essere il vero e proprio manifesto dell'estetica della Scuola Furano. Assolutamente da citare anche "Milkyway", un emozionante crescendo di sintetizzatori aggrovigliati che farebbe impazzire Pharrel Williams, e "Sam", l'episodio più divertente e immediato del cd.
Nulla d'aggiungere se non che il disco è sicuramente un must-have per tutti gli amanti del genere, nonchè una delle produzioni italiane più divertenti di tutto il 2004.


Loser.dj - Andrea Girolami
Chi vuole prendere la scorciatoia li chiama "I Daft Punk italiani", in verità dal duo francese la Scuola Furano mutua più l'aria giocosa e surreale piuttosto che una matrice direttamente musicale. Il loro sfolgorante esordio non contiene infatti né le ritmiche scarne e abrasive di un "Homework" né i campionamenti vagamente kitsh di un "Discovery". "Chocolate Glazed", come buona parte del disco, è un riuscitissimo riempipista costruito su un massiccio sampling e una linea ritmica estremamente ballabile. Sembra questa la linea di galleggiamento di un progetto che sacrifica svisate eclettiche e una tracklist di maggiore durata sull'altare dell'efficacia e della solidità. Bene così perché da secoli non si sentiva un disco convincente in materia di dance made in italy che non fosse quella a base di synth sotto vetro prodotta in anonimi casermoni del varesotto. C'è molta umanità nella musica degli Scuola Furano e tra un campionamento dei Goblin ("Cmon Girls", abbiamo indovinato?) e un sommesso ma funzionale cantato in inglese a fare spesso capolino c'è tutto un mondo di riferimenti da prendere in considerazione. Volete una capziosa descrizione da giornalista musicale? "Suona come se i De La Soul si siano smarriti a casa dei Basement Jaxx e abbiano iniziato a giocare con la loro roba". Terribile dite? L'avete voluta voi.


martinibros.com - GianMaria
Non e' chiaro se il ritardo sia di 20 anni dai vari old school rapper e remixer di Madonna oppure se sia un semplice ritardo accademico, peraltro tollerabile nel nostro Paese, rispetto ai vari Har Mar Superstar, Jacques Lu Cont e compagnia festante. Dubbi a parte, ci piace questo disco di funk sporco e rap senza Mercedes e diamanti, forse non riuscira' a farsi conoscere abbastanza ma speriamo che qualche band li avvicini per chiedere a questi pazzi Friulani un remix,  non si puo' immaginare lavoro migliore per loro.


Rockon.com - Francesco Diodati
Sono stufo. Si, sono stufo di sentirmi dire che in Italia la “disco-punk” non può raggiungere gli altissimi, sbalorditivi, livelli di quella internazionale; sono stufo di sentirmi dire che l’Italia, almeno sotto l’aspetto prettamente musicale (???), è indietro anni luce rispetto ai paesi europei e non. Sono stufo, annoiato dalle solite, retoriche, frasi che, noi italiani, dobbiamo assorbire e “inghiottire” ogni mese, ogni anno. Con incredibile ritardo (e me ne scuso amaramente) recensisco il debutto artistico e discografico di Scuola Furano.
Se siete convinti che quell’ossessivo beat danzereccio sia riproducibile solo attraverso le menti dei vari James Murphy (Lcd Soundsystem), Tyler Pope (!!!/Out Hud), Thomas Bangalter (Daft Punk), Kevin Disco (Dance Disaster Movement) e Simon Ratcliffe (Basement Jaxx), siete totalmente fuori strada, siete completamente ignari dell’ingegno, “balordo” e atipico, del duo friulano (Borut Viola e Marco Busolini), duo prodotto e “pubblicato” dalla Riot Maker. Martellanti pulsazioni che incidono e ghermiscono l’intero, omonimo, album della band che, strascinando le basi del funk americano (gli anni ’80 nella copertina del disco) e la techno-house made in Francia (vedi Daft Punk), esordisce brillantemente nel mondo, bislacco e confusionario, della disco-dance.
Proponendo un lavoro divertente (nove brani per una durata complessiva di ventinove minuti), magicamente insolito per la scena indipendente italiana, la band può e, soprattutto, deve ritenersi soddisfatta per quello che ha fatto e per quello che sta facendo. Ampiamente promossi.




Alternatizine.com - Matteo Muggianu
Bizzarra davvero la Riot Maker… Tra le sue uscite che passano dall’hip hop, all’elettronica fino a tutto ciò che può essere definito come musica incredibilmente strana, escono dal cilindro pure questi Scuola Furano che, ovviamente, tanto normali non sono. Da Gorizia proviene il vento che (finalmente) osa prendere per il culo tanto serioso e diffuso entusiasmo per ogni cosa dal sapore vagamente eighties (non solo in musica, parlo anche della moda e del visual design). In una realtà onnivora che , ottenebrata dal trend, ha perso ogni capacità critica e di discernimento tra ciò che può essere ancora attuale e ciò che può essere per sempre relegato nel dimenticatoio, Scuola Furano sceglie ovviamente di dedicarsi… a questi ultimi avanzi! Dotati di genialità, intelligenza, stilosissime intuizioni e non dissimulata passione per quei giorni in cui si guardava Dee Jay Television e si indossavano le Timberland, il dj Borut Viola e il co-produttore Lil Booso assemblano, per poi frullare ancora, samples e grooves di brani che, se per gli interi quattro minuti avrebbero attentato alle vostre gonadi, ora, ridotti a frammenti, qualcosa la possono anche dire…

“C’mon girls” dà subito l’impronta a tutto il cd: ogni brano è costruito come un patchwork di materia già esistente (suoni, effetti, vocals) con un beat pulsante in puro stile disco-funky. Perché Scuola Furano vuole farvi muovere ma con molta ironia, resuscitando magari atavici ricordi. L’intro funky con il “rappato” old-style contraddistingue la sucessiva “# IZA” mentre “Golden gate” rispolvera certe dinamiche più electro, con rigoroso basso slabbrato in levare. Le tastiere di “Chocolate glazer” sono quanto di più irritante il sottoscritto ricordasse mentre “Milky way” scivola tra phazer e spunti di tanto anonimo electropop. In “Sam” ci sono persino ritmiche e arrangiamenti disco anni ’70; “Watch my watch” crea un brano che Dopplereffekt potrebbe invidiare; il finale con “Mr Goldigga” e “U & me” soddisfa le voglie dei più insaziabili maniaci del modernariato e del cutoff/resonance.

Scuola furano è talmente indietro da essere inesorabilmente avanti, è illuminato da spunti che contemporaneamente si trovano nell’ultimo cd de Prodigy (penso all’intro di “Girls” ). Scuola Furano idea lo step ultimo della riesumazione. Scuola Furano: the ultimate ’80 celebration!


Il Gazzettino (udine) - Andrea Ioime
Scuola Furano, gli anni '80 con gusto e ironia.
Il 2004 è stato sicuramente un anno da ricordare per la Riotmaker. etichetta friulana "casalinga" che nei dodici mesi passati ha pubblicato alcuni piccoli gioielli di elettronica "obliqua" e allargato la sua fama ben aldilà dei confini della Piccola Patria. Per il ristretto circolo di musicisti/produttori/agitatori che sta dietro all'etichetta simboleggiata - non a caso - da una sega elettrica, l'anno alle spalle è stato anche quello della pubblicazione del disco di esordio di Scuola Furano, un atipico ensemble goriziano formato da una coppia di musicisti-dj che in poco meno di 30 minuti del disco d'esordio ha colpito nel segno. Raccogliendo le entusiastiche recensioni della solitamente scettica stampa specializzata di settore. Il segreto di Borut Viola e Marco Busolini? Semplicemente, attualizzare con gusto, ironia e sapienza, i ritmi sintetici degli anni '80. Ebbene si, quel decennio è ormai tornato prepotentemente di moda, ma tra revival dell'electropop, corsi e ricorsi new wave e il ritorno dei vecchi dinosauri con i capelli mechati, la Scuola Furano ha scelto un'altra strada, personalissima e originale. Quella del recupero di certe sonorità metà dance e metà hiphop che non stonerebbero in un film dell'epoca (anche di quelli trash...), così come in una discoteca trendy di oggi. Seguendo la strada aperta da tanti loro compagni (virtuali) di merende cresciuti tra telefilm anni '80 visti in ritardo, abbigliamento vintage ed elettronica a basso costo, il duo goriziano ha prodotto una manciata di brani uptempo in grado di far ballare anche i refrattari al ritmo. "Golden Gate", "Chocolate Glazed" e soprattutto "Sam" e "Mr. Goldigga" sono i punti principali di un micro-universo filo-americano ai limiti del kitsch, fatto di graffiti "Old School", orologi digitali dimenticati in fondo a un cassetto, giocatori di basket di cui si è persa la memoria. Come quei dischi all'epoca vituperati da tutti (da chi considerava la dance quasi una bestemmia e da chi amava la piu e semplice disco europea, e che sono diventati una fonde d'ispirazione per Scuola Furano). Un progetto che ha le radici negli anni '80 certo, ma che per strada non si è perso nulla dell'elettronica "evoluta" da club degli ultimi anni (Chemical Brothers, Daft Punk, Basement Jaxx, solo per citare i più famosi). E il bello sta proprio qui.


Rocklab.it - Caterina Marietti
Che la nostrana etichetta Riotmaker fosse fuori dal comune non è segreto per nessuno, basti dare un’occhiata al suo catalogo dove troviamo, ad esempio, il pop sbagliato degli amari o la dance barzotta dei Fare $oldi,. E anche in questo caso riesce a stupire con l’esordio di Scuola Furano, duo composto dal dj/produttore Borut Viola e dal singer/co-produttore Marco “Lil Booso” Busolini. I due ragazzi provenienti dall’ormai ex-Gorizia, ora New London, ci propongono veloci sequenze di beat che sfiorano il kitsch e divertenti basi elettroniche che ricordano tanto gli anni ’80 più danzerecci consumati sulla pista di una discoteca dai neon colorari.
Nove tracce coinvolgenti e ammiccanti, che passano dalla più spaziale “Milkyway” alla house di “Sam”, fino a quella colonna sonora da videogame che è “Watch my watch”, con la speciale collaborazione de “Il ragazzo del phuturo”. Il particolare romanticismo di “U and Mee” , i ritmi femminei di “C’mon girlz” e i beat glassati di “Chocolate Glazed” formano un cocktail esplosivo fatto di facili entusiasmi e di inevitabili ancheggiamenti.
Un disco da ballare con una buona dose di anima kitsch e la voglia di sculettare fino a tarda notte in onore dell’adolescenza e dei brufoli. Lasciatevi dunque trascinare dal ritmo senza storcere il naso con fare snob, ma ricordate invece i buoni e trash eighties.
Bentornati negli anni ’80: pronti quindi a ricordare tutte le puntate di SuperCar e a rivivere le avventure della bambina robot Vicky con il solito assillante dubbio in testa: ma era Billy Corgan il bambino che recitava nel telefilm?


Post? - Enrico
Prendete un po’ di anni ‘80…quanti? Il giusto! Fatto? Prendete tanta disco, dagli anni ‘80 ai 2000 e qualcosa passando attraverso i vari beat e break dei ‘90…Fatto? Prendete tanto stile, tanto tanto cazzeggio e altrettanto entusiasmo. Fatto? Bene, ora agitate forte forte ed otterrete il debutto omonimo dei Scuola Furano, naturalmente uscito per la grande famiglia Riotmaker.
Mi dite che il risultato non vi convince poi tanto? Che forse avete dosato male gli ingredienti? Che vi sembra di avere messo un po’ troppi anni ‘80, e anche che vi è scivolata quella parte di eitis che per fortuna sembrava essere scomparsa nei naintis? Che di MC Hammer, beh si fa volentieri a meno, dopotutto le varie cristinabritnijessicaanastaciablu spaccano già abbastanza la minchia?
Che però dai, ci sono anche i Daft Punk dentro, e che però dai, magari somiglia un po’ troppo ai Daft Punk, e che loro, i Daft Punk è da anni che suonano così e sono un po’ troppo facili da copiare eppur così difficili da copiare. Che, uffa! sempre ‘sti testi demenzialgrotteschi! Ma dopo un po’ stufano!
Ah, così mi dite….
E, aggiungete, però!, lavando i vetri di camera vostra (…operazione che richiede anche un certo tempo e impegno, giacché li pulite una volta all’anno…) avete ascoltato il cd con piacere, avete canticchiato e ballicchiato…
Beh, cosa dire, avete ragione….




Rockerilla - Alex Dandi
Direttamente da Gorizia, per gentile cortesia della Riotmaker, etichetta dei formidabili Amari, arrivano Scuola Furano. Borut e Marco, abusano di campionatori e sintetizzatori per costruire un esordio tanto sgangherato e slabbrato quanto geniale e genuinamente divertente. Questi ragazzi macinano hip hop, punk funk, electro, rock con una facilità e una sfacciataggine che fa sembrare DFA, Gigolo e Gomma etichette ortodosse. Scuola Furano non hanno paura di cantare, rappare e suonare come una rock band, divertendosi a citare "maranzate" anni'80 e facendo il verso a Basament Jaxx e LCD Soundsystem. Talvolta la resa sonora è ancora "do-it-yourself", ma come suonavano molti capolavori del punk '77 o dell'hip-hop della prima metà anni '80? Se fossero francesi, tedeschi o inglesi sarebbero osannati (anche a sproposito forse) dai loro connazionali mentre da noi in pochi li noteranno perchè l'erba del vicino è sempre piu' verde. Mi piacerebbe sbagliarmi.


Mucchio Selvaggio - Damir Ivic
Ora, non che uno si debba aspettare un lungo catalogo folklorico di canto bisiaco anteguerra, pero' da un progetto che prende il nome Scuola Furano è facile non aspettarsi quello che invece si sente. Anzi, andiamo ancora piu'in là: è difficile anche in generale sentire da un'autoproduzione italiana sonorità come quelle che percorrono le nove tracce di questo cd prodotto dalla cricca Riotmaker (i ben noti Amari,per intenderci). E invece: funk. Soprattutto: House. Condita da: disco. Praticamente, un disco dei Cassius o dei Daft Punk di "Discovery". Anzi, la Scuola Furano ci sta anche piu' simpatica, perchè non si prende troppo sul serio ma al tempo stesso non lesina di idee e buone trovate. "C'mon girls" è un'apertura convincente, e ancora meglio è "#iz4" (Cassius al 100%, quelli esaltanti di "1999" non quelli sgonfi e tronfii di "Au reve") anche se in quest'ultima la voce narrante era davvero evitabile, mixata male e con un inglese dalla pronuncia tutt'altro che inappuntabile. Ci piace molto anche la "Sam" a metà tra house e disco-funk, il funkettone "Mr.Goldigga" (che sembra in certi punti una delle ultime cose di Dino Lenny, ora che si è messo in testa di cantare), cosi' come il mid-tempo "Milky Way" se la cava egregiamente (ed è un buon segno di maturità riuscire a farcela senza la coperta di Linus della cassa house). Sia chiaro, di strada da fare c'è nè ancora: non siamo di fronte a un capolavoro. Devono migliorare i suoni, le capacità tecniche (fattore ineludibile quando si fa musica di questo tipo). Ma le idee ci sono, l'originalità (considerando la scena musicale italiana) pure. Avanti cosi'. Accompagnati da un primo applauso che è si di incoraggiamento, ma non solo.


Electronique.it - Liquid
Dalla fresca e soprattutto italiana label, Riot Maker, due "nuovi" producer, che, come dichiara la stessa label: "scovò nel lontano 2001
nella Nuova Londra, allora ancora appellata con l’arcaico nome di Gorizia".
Il disco scorre, anzi dirò di più corre! Di cosa si tratta? Beh prendete i Daft Punk e la loro risaputa bravura nel saccheggiare e riassemblare suoni, unitela ad una ventata di discomusic, ed alla fine insaporite il tutto con polvere di "anni '80", vi sembra troppo? Beh provare per credere!
Un disco che è un pò un'antidoto contro la depressione o se volete contro l'ossessione, spezza la noia e ti fà saltare, forse l'unica "pecca" che può emergere è il fatto che possa far supporre molti riferimenti: da Mantronix, Giorgio Moroder, Daft Punk, passando per alcune dinamiche dell' EBM alla Nitzer Ebb, e forse sono stati proprio quelli gli ascolti che hanno influenzato questi produttori.
Ma la loro indiscussa bravura nel riprendere il tutto e frullarlo insieme, fà sì che il prodotto risulti frizzante e gradevolissimo.
Come dire, prendete la vostra tonica, abbondate di Gin ed immergeteci dentro una succosa fetta di limone.
Il cocktail è servito!!




Kathodik - Marco Fiori
Oramai siamo abituati alla follia albergante in casa Riotmaker, etichetta discografica dalle realizzazioni inconfondibili e dalla raffinata intelligenza produttiva: i CD dei Fare Soldi, degli Amari e dei Riccio Bianco dimostrano che la succitata “label” ha un carico di stile veramente impressionante (e per usare le loro parole, questo è “grasso che cola”).
Quello che invece sorprende è come in una regione relativamente piccola – il Friuli Venezia Giulia – alberghi un numero così cospicuo di sabotatori sonori, per di più sostanzialmente diversi tra loro: questi Scuola Furano - un duo composto dal “dj” e produttore Borut Viola e dal “singer” e produttore Marco “Lil Booso” Busolini – provengono da Gorizia e nel loro omonimo debutto squadernano un impressionante, seppur breve (nemmeno 29 minuti), bigino dei suoni “disco” ed “house” degli ultimi venti anni.
Già l’iniziale C’mon Girlz dimostra l’abilità dei due nel lavorare su ogni “groove”, unendo il tutto ad una grande cantabilità “soul” – sulle tracce del suono “francese” dei Cassius di “1999” e dei Daft Punk di 'Discovery', ma anche nella scia di maestri come Blaze e Lil Louis - e, genericamente, “black” (sentire Mr.Goldigga). Ne esce un musica di grande vitalità (#iz4 e Golden Gate, oppure Sam), ma anche sottilmente malinconica (Milky Way): complessivamente molto più rigorosa di quanto l’immaginario “camp” evocato faccia ritenere (anche per la concisione della proposta), ma con l’ironia caratteristica delle produzioni con il logo delle motoseghe incrociate bene in vista. Nella “electro” e marziale Watch My Watch canta il Ragazzo del Phuturo (che sembra Afrika Bambataa supervisionato da Arthur Baker).


Rumore - Stefano Rocco
due deejay nostrani si alleano in un progetto funambolico, da rovesciare come uno scatolone di giocattoli trovato in cantina. Sorridente e colorata, la Scuola Furano maltratta una street dance d'altri tempi, sintetizzandola in sonorità elettroniche contemporanee. Una calibrata confusione che strapazza vechi vinili di Stevie wonder e Righeira, tra potenziometri arruginiti, sample casarecci e trastulli vocali. Impeccabili nel ripescaggio degli anni ottanta, liberano possenti tastierine, in una sfilata di bislacchi remix da disco music e puro kitsch pop. Una guerra ai piatti per conquistare il dancefloor ad una festa delle medie. Groove,funky beat e ironia. L'anello mancante fra le colonne sonore dei film di Jerry Calà e le moderne mutazioni house.Da ballare e ascoltare.


Rocksound - Maurizio Ridolfo
Un ritorno all'old school! Ma non solo mossette e atteggiamenti, anche contenuti e mezzi. I side project sono la specialità di casa Riotmaker, i ragazzi trentini tendono sempre a fare il gioco delle tre carte con le identità. Progetti altamente stimolanti perchè spesso permettono agli artisti di sfogare le loro pulsioni piu' forti, funzionano da valvola di decompressione .E' successo cosi' a Borut Viola e Marco Busolini che si fanno portavoce dei suoni della "Scuola Furano", che di scolastico ha solo il nome e l'intento, non di sicuro la staticità dei banchi e della noia delle lezioni inutili. Insomma ci danno un saggetto elettronico che fa alzare le mani alla testa alla ricerca di un ciuffo di capelli ingellato anni 80, oltre a far guardare al "french touch"con un ridolino di rivalsa nazionale. Nove pezzi, tutti divertenti, perchè ben assemblati. In piu' una grafica minimale che fa venire voglia di NBA in chiaro e di un panino da Burghy.


Blow Up - Bizarre
L'ennesimo esordio per la Riotmaker è una coppia di Gorizia che ha un ottimo feeling col beat sconnesso e ipercitazionista di chi inzuppa campionamenti nel caffelatte. Tra Luomo e Jason Forrest/Donna Summer, è un altro disco che si colloca sulla linea di confine tra ballabilità in 4/4 (con molti riferimenti alla stagione della disco) e avanguardia sperimentale. Molto moderno e assai divertente. (7)




Rockit.it - Marco Daretti
Con la pubblicazione di questo piccolo gioiellino che è l’album di debutto della Scuola Furano, la Riotmaker si conferma come una delle etichette più intelligenti e simpatiche sul territorio italiano. Gli artefici del progetto furanense, bizzarro e orgogliosamente kitsch, sono Borut Viola e Marco “Lil Booso” Busolini. I due dicono di venire dalla Nuova Londra (più prosaicamente: Gorizia), autoproclamatasi, con goliardica spavalderia, epicentro electro del nostro Belpaese. Ma il loro suono è permeato anche di atmosfere berlinesi e soprattutto newyorkesi: old skool rap in stile Grandmaster Flash e Sugarhill Gang filtrato con basi electro-house dal tiro micidiale. L’iconografia della band fa pensare anche alla rutilante e plastificata California disco-funk fine ’70/primi ’80, quella dei serial televisivi, del porno-soft e delle auto sportive decappottabili. Immaginatevi, insomma, Dot Allison con il mantello di Captain Comatose (“Chocolate Glazed”), la “Sunglasses At Night” di Tiga & Zyntherius riportata indietro alla Baia degli Angeli nel ’79 (“Milkyway”), Claudio Cecchetto remixato dai Run Dmc (“Mr Goldigga”), la patinatura di Swayzak e Stylophonic insieme nel brano di chiusura “U & Me”. Con Jacques Lu Cont (a.k.a. Les Ryhtmes Digitales) a supervisionare il tutto.
Un album rapido, compatto, totalmente festaiolo. Se questo cd finisse in Belgio nelle mani dei 2ManyDj’s molto probabilmente lo ritroveremmo in qualche loro session. Se finisse nella Vecchia Londra potremmo forse scorgerne un brano nella compilation del “Ministry Of Sound”. E in Germania nella prossima raccolta “Dj Kicks” dell’etichetta K7. Per il momento suggerisco a ogni bravo dj italiano di tenere questo dischetto nella propria “borsa dei ferri”…
Chissà se già esistono voli a basso costo diretti a Nuova Londra. Ma forse non ce n’è bisogno: vi ci porterà direttamente Magnum P.I. a bordo della sua Ferrari 308, dotandovi naturalmente anche di cappellino da baseball. Baffi finti su richiesta.


Il Friuli - Andrea Ioime
Che la Riotmaker fosse un mondo a sè, già lo sapevamo. Ma che il “morbo” cominciasse a diffondersi al di là di quei figuri che rappresentano il circolo interno di una loggia di iniziati al verbo dell’elettronica, del kitsch cercato e dell’attitudine “obliqua”, non pensavamo fosse possibile senza una di quelle calamità naturali (che so: tipo l’acido lisergico negli acquedotti...) stile disaster movie anni ’70 e ’80. Il punto è proprio questo: i (o la?) Scuola Furano, duo goriziano che ha dato alle stampe un omonimo album per l’etichetta udinese, vivono come se fosse ancora il 1984, tra orologi Casio, windsurf, graffiti “old school”e una voglia di “America” (quella della dance, del primo rap, della house...) che può sembrare fuori tempo massimo. O al massimo, a qualcuno, fuori luogo. Le nove tracce dell’album (titoli a caso: “C’mon girls”, “Golden gate”, “Mr. Goldigga”...) sono un ironico tuffo nel passato come le produzioni dei vari Daft Punk, Basement Jaxx, Cassius. Un mondo in quarti, di elettronica cheap ma “positiva”, come certi dischi mix che 20 anni fa ti tiravano nella schiena, e che oggi i collezionisti si contendono a cifre da paura. Come l’album degli Scuola Furano, tra un po’ di tempo...


NTWK - Andrea Rodriguez
Si parte come il mese passato con un disco-bomba, e cioè il già da lungo tempo annunciato e omonimo album di Scuola Furano from Gorizia. Vibrazioni daftpunkiane di provincia (dove "di provincia" non è dispregiativo ma indica un microcosmo che riceve filtrati gli echi delle metropoli e se li vive a modo suo) remixate da Aldo Nove (per i lettori pignoli : è un’immagine letteraria, Aldo Nove non ha fatto nulla su questo disco). E’ un disco dance, ma con le canzoni. E’ un disco dance ma suona anche come qualcos’altro, e non fa finta di essere qualcos’altro. E’ un piccolo miracolo che non si sa se augurarsi rimanga piccolo e puro, o grande,grandissimo (se lo meriterebbero) con il rischio di doverlo condividere con con milioni di persone. Per inciso, la quarta traccia "Chocolate glazed star" è a mio parere il più bel pezzo che Riotmaker abbia finora pubblicato. Accarezza dolcemente memorie di pomeriggi con DeeJay Television e i Via Verdi mentre ci porta in uno dei futuri possibili del pop e ci intrappola senza scampo in quella dimensione glassata. La cioccolata, la glassa e l’Amore : un pezzo che si guadagna di diritto un posto d’onore all’interno di qualunque compilation (in cd o cassetta rigorosamente fatti a mano) da regalare a scopo -si direbbe in Riotmaker- di broccolamento. Insomma avete capito. Non so se Scuola Furano sarà già in negozio quando esce NTWK, ma credo di sì. A Trieste lo trovate dal Dibla a Ohm Records e a Udine da Nail o al Città Fiera direttamente dal Faraone in persona. Non vi dico neanche "Dovete sentirlo". Ve lo ordino direttamente.