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De Stijl:
la rubrica mensile targata Riotmaker, ogni mese su Rumore, in edicola.
Settembre 2004

Suvvia ragazzi, o si fanno le cose bene o lasciate perdere. Quando arrivate dal barbiere, vi sedete e cominciate a farfugliare “si, quel taglio che si vede spesso in giro” (e già per questo noi, sommi signori dello stile che risplende, potremmo tirarvi le orecchie) “quello un po’ lungo dietro ma corto ai lati e sopra”. Così ve ne uscite con il taglio del pirla da discoteca degli ultimi 3 anni. Questo taglio, codificato in casa Riotmaker con il monicker di “Gatto Tattico”, ovviamente non va bene. Un bel gatto tattico va curato, accudito, lasciato crescere nell’ambiguità. Deve trovarsi nell’indecisione estetica del trovarsi in una calma situazione di anonimato o sprofondare verso i lidi del mullet, il mitico taglio del giocatore di football americano early ’90 o del sempreverde camionista austriaco.
Bocciato il gel sull’adagiarsi sul collo del gatto tattico, che deve essere batuffoloso come Madre Natura lo ha posto al mondo. Che poi che poi. Sarebbe anche il caso di dedicare un piccolo spazio ad un prezioso contorno da affiancare al vostro gatto. Infatti, qui dove la forza del glamour guida sapientemente i nostri karma, non possiamo dire gatto senza apporvi ai lati il suo naturale complemento di stilosità: il Rabarbaro. Dicesi rabarbaro il prolungamento delle ciocche che crescono attorno alle orecchie, oltre il limite del buon senso. Non in un insieme compatto e caschettoso, bensì in turbini boccolosi, che con il loro sapiente arricciarsi ed arruffarsi sotto i padiglioni auricolari, sanno essere monito di forza e cornice ideale per racchiudere sguardo d’artista.
Un occhio allo specchio prima di uscire,
Vostri Riotmakers

Dischi consigliati:
Sezione “Gatto Tattico”:
Paul Young “Secrets of association”: partiamo da chi del proprio gatto ne ha fatto un manifesto. Lo sguardo futilmente malinconico del buon Paul si scontrava con l’imporsi del suo gatto, sgorgante da dietro la cervicale con fare baldanzoso.
Les Rythmes Digitales “Darkdancer”: il caro Jacques Lu Cont è stato tra i primi ad importare nella scena dance il recupero di un timido gatto, nella sua variante corta ai lati. Ottimo per chi deve mixare mettendo e togliendo continuamente le cuffie. Non ti spettini lo stile, altro che Garnier (il gel,non Laurent).
Sezione “Rabarbaro”:Baustelle “La moda del lento”: Francesco Bianconi dei Baustelle è l’unico e solo rabarbarato nel Belpaese degno di menzione. Con quei ciuffi quasi cockerini che si diramano con vigore oltre le orecchie, quell’uomo ed il suo sguardo spento hanno popolato i nostri sogni più incofessabili di rock-poseur.
 
Ottobre 2004

Non penserete mica che basti cambiarsi qualche maglietta stilosa ogni tanto per dimostrare di avercelo, lo stile? Sciocchi mortali, per fortuna che la riotmaker vi viene in soccorso da queste pagine. Partiamo dalle cose importanti di quest’estate: vi siete fatti il flog? Nooo?! Ragazzi, ci vuole un po’ d’occhio. Oggigiorno se non hai un flog non sei nessuno. Come? Blog? No, no, quello ormai lo si considera del mesozoico. Basta voi che fate gli intellettuali, gli scrittori mancati tediandoci con i vostri malumori. Riotmaker vuole il sole, la gioia e tanti sorrisi. Cosa meglio quindi di un fotolog? Invece che le tue paturnie giornaliere, ci puoi mettere dentro una foto chiccosa di te ad un party, magari sfoggiando una t-shirt da invidia. E non ci devi costruire attorno cose intelligenti da dire, metti la foto da poseur ed è fatta.
Il fotolog diventa così veicolo di stile, nei contenuti e nella sua interezza, e vi fa diventare immediatamente à la page. Un fotolog ben aggiornato è una testimonianza quotidiana di quanto possiate essere colmi di stile, cosa che, è inutile ricordarlo, è forse la più importante in questa nostra società così piena di impegni e mondanità.
Apici di stilosità? Parlare con altri fotologgers della vita reale in rete e poi incontrarsi di persona e parlare solo di fotolog. Mossa assai elitaria, ma qui non si possono fare concessioni a chi lo stile non lo possiede. Giammai. Come una ristretta cerchia di druidi, i fotologgers si ritroveranno a parlare di jpg, di “lindo” e “fofo”, di nuovi incredibili fotologgers che hanno scovato nella enorme comunità virtuale. Così, come la natura auspicherebbe, avrete davanti ai vostri occhi la scissione, quasi darwiniana, tra branchi “in” e “out”.
Come sempre, un occhio allo specchio prima di uscire.
Vostro riotmaker staff

Dischi consigliati:

-Jimmy Eat World “Clarity”. Nonostante il fotolog sia elemento da party, è preda di orde di emocorers tristi, soli e un po’ piagnoni. A parte qualche foto di qualche fanciulla dotata di apprezzabilissima frangiona, ben poco si ricava da questi emocentrici che se ne stanno sempre a sentire ‘sti dischetti inutili di seconda generazione (cazzo, almeno fatevi i Karate), qui simbolizzati nella riga in parte sfigatella del cantante dei J.E.W.
-Cosmo Vitelli “Clean”. No, non siamo noi le sole uniche star dotate di fotolog. Anche altre celebrità aprono fotolog e li premiamo citando il danzereccio produttore di house francofona Cosmo, che come fotografo è un po’ una pippa, come musicista anche, ma è pur sempre un vip e noi per questo lo rispettiamo.
 
Novembre 2004

A volte ritornano. Il mercato delle sneakers nell’ultimo decennio ha subito trasformazioni proporzionali ai mutamenti storici del XX secolo. La Nike intraprese a fine secolo la via della follia con la continua ricerca di modelli sempre più all’avanguardia tecnologicamente, ma inguardabili sotto ogni profilo. Crimini compiuti dalla caviglia in giù a forma di guaine protettive con colori raccapriccianti e estetiche degne di vomito d’alieno. Buone per cafoni qualsiasi, ma non di certo per chi ha barlumi di buongusto. La Adidas non si è ripresa più dal successo delle gazelle e dai Korn, e ha detto addio a una qualche forma di idea nuova già nel 1997.
La Reebok in realtà non è mai esistita, ed è giusto che ve lo diciamo noi. E le sneakers da skater cominciano ad essere dei pignattoni da mettere ai piedi, praticamente degli enormi maritozzi alla crema che vi avvolgono il piedino puzzolente. Alcune case, correndo ai ripari, si sono buttate al recupero di modelli degni, riproponendo classici di decenni fa. E qui sta il colpo di genio: dal nulla sono ricominciate a sbucare anche le marche di 20 anni fa. Un esempio su tutte? Il ritorno in grande stile della Kronos.
La mitica casa italiana che le provò tutte fino al 1993, con quelle agghiaccianti panozze rosse per l’allora Olimpia Milano, torna alla carica con una serie di modelli inutilmente attuali, corroborati da colori ineffabili e estetiche impensabili.
Ma noi sproniamo questa grande casa a recuperare i modelli gloriosi. Vogliamo di nuovo testimonial come Drazen Dalipagic ed i suoi baffi, vogliamo le Petrovic, vogliamo di nuovo quei leggendari colossi di Rodi ai nostri piedi. Metallari anacronistici hanno sciupato il fascino di questi avamposti per piedi con i loro cazzo di jeans stretti e neri, ma adesso basta. E come le Kronos, vogliamo di nuovo marchi che bruciano ancora nel cuore con sneakers targate Lotto, Madigan, L.A. Gear (e vogliamo anche un vero Ian Ziering per ogni paio), giù giù, fino a sciccose Tiglio e Canguro.
VOGLIAMO ANCHE LE SIMOD.
Questo è il futuro. Ridatecelo.
Un occhio allo specchio prima di uscire,
vostro riotmaker staff
 

Dischi consigliati:

Nelly “Sweat”: come qualsiasi altro rapper impunito, Nelly c’ha la fissa per informi blocchi di pelle in cui inserire i piedi che si ostina a chiamare scarpe, ma in realtà sono i bloccaruote dei vigili urbani.
N.e.r.d. “Fly or Die”: si vede lontano un miglio che Pharrell ucciderebbe per un bel paio di sneakers. In attesa che una broncopolmonite lo blocchi a letto a causa del suo girar sempre a torso nudo, noi bramiamo di saccheggiar il suo armadio.
Dicembre 2004

Dando per scontato che qualcuno vi abbia già edotto su api e fiori (in caso contrario chiedete pure a riotmaker), questa volta ci sentiamo di spezzare una lancia in favore del rilancio di un trend a volte sottovalutato: la camporella. Perché anche in quelle situazioni, e forse soprattutto, è lo stile che conta. Vivi a Milano1, Milano 2, Milano 666? Caro cittadino supersnob, mai potrai assaporare il piacere di una camporella come noi della provincia che piace. Prati, colli, boschetti, simpatici laghetti ed altri scenari di gradevolezza paesaggistica ci attendono per incorniciare le effusioni del musicista indipendente che conta. Ma le insidie non sono legate solo al livello di urbanizzazione del poseur in amore: molto importante è la scelta dei veicolo. Ora noi non scriviamo per Quattroruote, ma un paio di cosette interessanti le sappiamo. Per la questione che ci interessa, ci sembra giusto svelarvi la superiorità delle auto francesi. Oibò, perché mai, direte voi? Perché i francesi, da veri viveur, progettano auto con il sedile che si ribalta al soffice premere di un semplice tastino. Non faremo pubblicità gratuita a marche varie, ma vi sarà facilmente verificabile da soli. Salendo invece su una macchina tedesca, scoprirete invece che per ribaltare il sedile anteriore dovrete dare prova di tutto il vostro ingegno e forza manipolando un complicato, e durissimo, sistema di manopole, argani e ponti levatoi.
Questo a riprova che i tedeschi costruiscono auto al fine di poter raggiungere le fabbriche e produrre altre auto, e nulla più. Anche la questione dei giornali da mettere sui vetri ha la sua importanza: la Gazzetta è il punto più basso che potreste raggiungere da buoni italiani, tipo girare per Londra con l’Invicta Fluo, quindi datevi a qualcosa di più ricercato. Consigliamo articoli pubblicati, sul vostro mensile preferito ovviamente, da messer Sergio Messina: in tal modo lo sfortunato voyeur non riuscirà a farsi una pippa, ma almeno avrà occasione di farsi una cultura.
Come sempre un occhio allo specchio prima di uscire,
vostro riotmaker staff

Dischi consigliati:

Kings of Convenience “Quiet is the New Loud”: bucolico a sufficienza per fare da sottofondo alle vostre passioni in boschi o altro. Ocio quando Erlend intona Failure di non aver appena fatto cilecca, altrimenti son problemi.
Sepultura “Roots”: alla domanda “ma se poi ci sentono?” estrarrete questo disco dal cruscotto, illudendo la vostra partner che solo le urla belluine di Max Cavalera potranno coprire i gemiti di piacere che saprete procurarle. Poi voi non siete Rocco Siffredi, ma lei questo lo capirà solo a giochi fatti.