Funk? Indie-rock? Disco? Slowcore? Pop?
Spetta alla Riotmaker la pubblicazione di Modamare, 9 tracce che danno corpo al grande sogno cosmico di Luka, Ale e Jama. Registrato dalle entusiaste manone di Tommaso “Goro” Gori, con la complicità di Santana Pasta nelle vesti di produttore e mixato dall’inossidabile Leonardo “Fresco” Beccafichi, Modamare ruota attorno ad un suono che basa tutto quello che ha da dire sull’immediatezza, preferendo sempre togliere orpelli dove il rischio è quello di appesantire. Chitarre che si fanno ora funky ora più indie si intersecano tra i giochi ritmici di una batteria che fa sempre quadrare i conti e i preziosismi e le notine colorate delle percussioni. Preziose anche le comparsate di Marcopiano e Cero degli Amari, di Sil alla voce e di dj Faust del collettivo Dj Persignora. Bianco, nero, soul, funk, accordi aperti, drum machine, hi hat in levare, tutti elementi che lavorano al grande disegno superiore della MUSICA PER FIGHETTI. Un suono che si snoda tra l’attacco iniziale di “Perché le ragazze dicono no” e il groove di “Pippol” , passando per i tributi al grande amore discomusic di “Kissinger” e “Song for Guido” , i momenti di pacatezza di “Cold pizza”, il mood di “43140” o le aperture di “Giostyle vs. Tupperware”.
Distribuito in tutta Italia da Wide Records, lo trovate in tutti i migliori negozi di dischi, o sicuramente nei i più coraggiosi.
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REVIEWS:

Rumore # 172
Aveva promesso un misto di anima disco e chitarre indie-rock Luka Carnifull, per la nuova incarnazione del suo Trio. Ed esattamente quello consegna in abbondanza Modamare. Già la formazione la dice lunga: un batterista, un percussionista e lui alla chitarra. Voce solo qui e là, che non intralci troppo il viaggio all’essenza del ritmo, e una serie di jam ora incalzanti (Kissinger, la già classica Song for Guido), ora suadenti (Cold Pizza, L’amore prima di Internet) e ora tutte e due le cose insieme (43140, Giostyle vs Tupperware, Pippol). Soul di Philadelphia e Van Pelt a braccetto, con le Esg a dare il cinque. Pienamente Riotmaker per titoli, grafica ed estetica complessiva, ma anche unico come ogni cosa dell’etichetta più ganza che c’è. (4 su 5).

Blow Up # 96
Per prima cosa la copertina, un perfetto e sciccosissimo fake delle edizioni Lineatre/Rca in voga quando il formato principe era la cassetta; Riotmaker sa che deve continuare a stupire per non stancare, dopo un 2005 foriero di consensi trasversali. Ci pensa Luka Carnifull, che rinviene dopo due solismi cantautorali: la session altonauta raccolta attorno al cogerente dell’intraprendente label furlana scosta di qualche grado i canoni del revisionismo hiphop, per buttarsi in pasto al beat percussivo meno bisognoso di sovrastrutture. “Modamare” coglie nel segno di un afrosoul elettrico e anche chitarristico, difficile da pensare, assai più piano all’ascolto; lo fa coinvolgendo rumori e ritmiche spezzate che vanno e vengono dal p-funk (Song for Guido, Kissinger). Pure viene fatta baluginare l’argenteria di famiglia: L’amore prima di internet siede alla tavola degli Amari, e il singolo 43140 ci dà di Fare $oldi, l’altro progetto del vulcanico leader. Gli episodi più off, come il chillout black di Cold Pizza e il fuoco indie montato in Perché le ragazze dicono no, conferiscono brodo e struttura a un sapore già intenso. Menzione d’onore per la titologia, come sempre ricercata & pop. (7/10).

Blow Up # 96 (Spot on)
L’hype sulla Riotmaker, esplosa con il caso Scuola Furano, aveva bisogno di un secondo riscontro. Che arriva adesso con il nuovo disco del Carnifull Trio, formazione di sole chitarra, percussioni e voce il cui mix di noise e funky potrebbe far pensare ai Sonic Youth se avessero vissuto, invece di un film drammatico, in una pellicola di blaxploitation di serie B di trent’anni fa. Il primo elemento che sembra emergere in “Modamare”, ad esempio negli inizi di Kissinger e Giostyle vs, Tupperware, è il funky; ma presto intervengono profluvi di chitarra elettrica a creare una compensazione di segno opposto che è alla fine il segno stilistico più interessante dell’album. L’apice è forse raggiunto nel poderoso incedere del pezzo d’apertura, Perché le ragazze dicono no, una cavalcata che fa pensare alla versione black di Glenn Branca. E poi, un gusto tutto italiano per lo spleen melodico di brani come 43140 o Cold Pizza. Abbiamo raggiunto via e-mail Luka Carnifull per farci raccontare il Trio in poche parole.

“La band nasce nel 2000 con una prima formazione basata su chitarra acustica, batteria e tromba. Molto cantautorato, molto Red House Painters, un po’ Chet Baker ed un e.p. di 4 canzoni live, registrate di merda. C’erano già tutte le componenti della mitica musica per fighetti che facciamo adesso, ma con molte più velleità jazz...non fu grande cosa, ma molto carina era la grafica. Il gruppo si scioglie nel 2001, io mi faccio i fattacci miei con Fare Soldi e ascolto un sacco di altra musica. Mi faccio salvare la vita da Stevie Wonder. Quindi decido di ricambiare il favore (non salvandola a lui, ma fa lo stesso). Si cambia formazione e trovo un batterista, Ale, che suona tipo Helmet, e un percussionista, Jama, invasato di musica elettronica. Questa è l’attuale versione del Carnifull Trio. Poca roba, ma messa con sapiente gusto. Una specie di Nouvelle Cuisine del groove.”

-Che dire allora di questo mix di noise bianco con il funky anni ’70?
“L’obiettivo era quello di tentare di buttare dentro musica nera e musica bianca attraverso elementi che spesso non si accostano. Ci vuol poco a mettere un wah wah, ma senza basso? Ok, hai la chitarra in feedback, ma che ci fai con le congas? L’idea doveva funzionare su dinamiche non usuali, che continuamente si intrecciavano. Posto il limite, trovato il modo di giocarci attorno.”

-Qual è la principale differenza rispetto allo stile degli Amari, detto che il vostro disco sembra essere molto più riuscito rispetto al loro?
“Semplicissimo: in “Modamare” c’è un sacco di roba in meno, e quindi riusciamo a farla franca molto più facilmente. E poi noi abbiamo una supergrafica che piace a mamme e figli (copiata da una collana di vinile a basso prezzo degli anni ’70, ndr) e non quella robaccia della balena che sembra un incubo da “gioca e colora”. Ecco, dev’essere quello. Ma presto si cambia, altro che “terribilmente belli”, in Riotmaker agli Amari gli facciamo fare un disco di cover dei Throbbing Gristle....”

-Perché gli anni’70 (disco music, glam, perfino prog) sono così presenti nell’immaginario dei Carnifull e della Riotmaker in genere?

“Per quanto mi riguarda, devo dire che subisco un enorme fascino per quel periodo. Immagino sia perché dopo averla tanto menata con gli anni’80 che erano la nostra infanzia, ora che siamo più cresciutelli vorremmo tentare di vivere il nostro presente confrontandoci con quello che hanno vissuto i nostri genitori. E’ quasi un’operazione di confronto sociologico...non credo si tratti di nostalgia o mitizzazione di quegli anni, ma credo che allora ci fosse minore disillusione nei confronti della vita, e che anche una cosa ultra sputtanata (ingiustamente) come la disco music, avesse con sé questo enorme entusiasmo per la vita. Nel citare, quello è ciò che cerchiamo nel nostro sound, non i fischietti o gli “ua-ua”. Anche se magari gli “ua-ua” nel prossimo Fare Soldi ci starebbero...”

-I nomi senza i quali il Carnifull Trio non sarebbe mai riuscito a fare quello che fa?
“Van Pelt, Slint, Chic, Arthur Russell e ovviamente qualsiasi manifestazione terrena di Stevie Wonder tra il 1968 e il 1976.”

Il Friuli
Tra una ventina di giorni, quando il cd uscirà ufficialmente (o ancora prima, visto che le riviste specializzate lo riceveranno in anticipo), comincerà l’elenco di possibili citazioni. La pletora di frasi come “echi di...” o “si sente l’influsso di...”. In realtà, il nuovo lavoro del Carnifull Trio, prima e originale incarnazione del nostro Luka Carnifull, non ha bisogno di un’analisi logica di tutte le componenti presenti. Basta dare un’occhiata alla copertina-la più bella del 2006, senza discussioni-che ricalca i famigerati vecchi dischi in vinile a basso prezzo della “Linea Tre”. Il senso è tutto lì: nel ricreare un’epoca che non c’è più, o che non c’è mai stata, fatta di melodie trascinanti e groove allusivi e musiche che possono essere interpretate rock, pop, lounge, indie, elettroniche e via dicendo a seconda dell’ascoltatore. Modamare ( e anche il titolo è puro genio) suona come avrebbe potuto fare il Carnifull se fosse stato adolescente negli anni ’70-’80, ma con la sapienza e il gusto di oggi. E 43140, da cui verrà probabilmente tratto un videoclip, si candida già a nuovo tormentone di casa Riotmaker dopo il Campo Minato dei compari Amari.

www.electronique.it
Divisi tra una fettona di limone a bagno nel Gin tonic, l'algida freschezza delle foglie di menta tritate nel Mojito e l'inquietante sguardo di un Whiskey maturo, sono i brani dei Carnifull Trio (dalla caleidoscopica Riotmaker), la reginetta glamour delle label italiane da tenere sott'occhio.
Uno spirito che ti avvolge già dalla copertina, in quella foto dagli stilemi sixties in bilico tra l'arte meravigliosa di Paul Smith ed il catalogo fotografico senza tempo di Look at me.
Per arrivare poi, delicato, in quella zona dove il suono và a dettare le regole, facendolo senza osare poi troppo, ma solo presentando in maniera quantomai adeguata una forma di discomusic all'italiana, costellata, quà e là, ed in egual maniera, da lampi di genio e veloci cadute libere.
Creano abbagli di luce intensa quando aprono con "Perchè le ragazze dicono no", un brano strumentale che crea l'atmosfera giusta tenendosi in bilico tra rock progressivo e pathos lounge d'alta scuola.
Rinfrescano l'aria cantando in un pop dal gusto retro/disco in "43140", studiando il ritmo e proponendocelo in un'apertura dolce e sofisticata.
Capaci anche di una vena più funk, costruiscono graffianti giri di chitarra che sobbalzano su una gioiosa batteria in "Kissinger".
Convincono meno in "Cold pizza", se non altro perchè ci tolgono la gioia, cercando un'atmosfera soul/pop che ci priva della felicità alcolica acquisita.
"Song for Guido" sembra la perfetta colonna sonora degli inseguimenti ai quali è costrello l'instancabile ispettore Ginko quando Diabolik fà le sue comparse.
Hey, "Pippol"! Ora si balla! ...chiudete gli ombrelloni e festeggiate sotto il sole!

www.newspettacolo.com
E questi, chi li ferma più? Dopo l’exploit degli Amari e quella goduria del corpo e delle membra (danzanti) targata Fare Soldi, ecco Carnifull Trio, ennesimo centro di casa Riotmaker. Una bomba. Il sudore porco della disco music rivive in un ambito indie (post) punk. I primi Karate e i Van Pelt a fare hustle con Van McCoy. Che spasso. Batteria, percussioni e chitarra, tra congas e feedback, come nell’iniziale Perché le ragazze dicono di no, post rock funk “istantaneo”, rinforzato dal groove di Kissinger. Tracce di gusto Amari in 43140 e Cold Pizza (sexy soul, babies) e punk funk senza tregua in Song for Guido. A chiudere il groove circolare e multiritmico di Pippol, ritmo bianco lasciato libero di diventare indie-disco al segnale di uno, dos, tres, quatro.
Copertina in perfetto stile Linea Tre, linea economica per vinili da scaffale Standa 1974, lo stesso dove si compravano i 7” degli Chic e si aspettava la rivoluzione del rock indipendente.
E mai si sognava che sarebbero arrivati questi tre dal Friuli a far quadrare tutto.

www.kronic.it
Da qui, vedrai che sarà tutto in discesa…
Anzitutto, presentazioni: Luka Carnifull è metà dei Fare$oldi con Santana Pasta, e con lui anche mente e cuore della Riotmaker, e ModaMare è il lavoro che segue (invero a grande distanza, siamo oltre la legislatura) i deliri solisti (Furillo) e in gruppo (BellaGente) che avevano costellato di sano eclettismo rocchenroll l’etichetta udinese. Poi, tanto per scoprire un po’ di carte, tanto vale che iniziamo a mettere paletti: siamo di fronte ad un (altro) capolavoro di italico stile.
Ben lontani dall’idea di pop di amara memoria, eppure così vicini per sensibilità e portata, Luka Carnifull e soci di malaffare (il Jama alle percussioni e Ale alla batteria) costruiscono un geniale affresco di intuizioni, idee e rocchenroll; un lavoro che potrebbe apparire alieno su qualunque etichetta di qualunque città regione stato continente, ma ormai, dopo la piega di assoluta novità che da due anni a questa parte la musica italiana sembra aver preso, non ci stupiamo più di nulla.
Il disco, dunque, frullato di approccio funk, con idee funk (e percussioni funk), ma piedi saldi nel rock, che evoca colori accesi e gite scolastiche in cui si fa indigestione di schifezze. Con un casino (ca-si-no) di groove, perché bisogna pur far ballare il gentil sesso. Perché Le Ragazze Dicono No attacca ed è subito un pacco di gianduiotti dritto in faccia, senti che fa male ma che bontà, signora mia… Chitarra batteria e percussioni trotterellano tra differenti ‘ies (70ies, i magici 60ies, molto poco per fortuna dagli abusati 80ies), ere geologiche di musica ritmo passione compresse per aprire al singolo 43140, echi Arthur Russell, tardo romanticismo virato funky. E poi succede, tutti i dubbi sulla bontà dell’italico ingegno spazzati via dai ricordi in odore “dfa in gita a Pontecorvino” di Kissinger, dall’incauto incedere e dalle esplosioni a pastello di Cold Pizza, quasi una Helicon 1 spiegata alla generazione dei metrisoprailcielo, e ancora dalla giostra di cioccolata fondente di Giostyle vs Tupperware. Song For Guido lascia che la melodia parli al cuore, mentre la cassa fa il lavoro sporco, L’Amore Prima di Internet ritona sul binario-amari (e chi scrive l’avrebbe volentieri messa a fine album, contraltare di quella Other Side of Mt.Heart Attack del Liars capolavoro), Pippol è di nuovo una girandola di canditi.
Un album straordinario e perfettamente complementare a quello dei compagni di etichetta, un lavoro per cui non servirebbe a nulla sprecare parole o (sup)porre giudizi in tonalità di grigio, ma dopo tutto siam qui per quello. Una tavolozza di caramelle gommose multicolore, dei succhia succhia che mai si consumano di fabbrica di cioccolato memoria, un brucomela che scava nei ricordi di un’allegria, in fondo, mai abbandonata. Siamo stati tutti sedicenni, e questo disco è per chi lo è ancora, o per chi fa finta di aver dimenticato.

www.disc-jockey.it
Con l'avvicinarsi della stagione estiva la Riotmaker (la cosiddetta 'casa del pop sbagliato') torna a spingere il suono pastoso di Luka Carnifull. A distanza di sei anni dal fortunato "Bellagente E.p.", l'estroso producer italiano fa sentire nuovamente la sua presenza con piacevoli stramberie musicali. Alle spalle lascia la maturità di "Furillo" (2001) e la capacità di stupire del progetto Fare $oldi (fondato assieme a Santana Pasta degli Amari) ed ora trova la giusta ispirazione per rimettere in piedi la band dei Carnifull Trio accompagnato dal batterista Ale e dal percussionista Jama.
I tre si uniscono attraverso il groove che pare la vera password d'accesso per addentrarsi nel fantastico mondo marchiato Riotmaker.
Per "Modamare" (che uscirà il prossimo 24 aprile) si fa leva sulle sincopi del funk, sulle aperture della disco e sulle atmosfere intimiste del soul: il tutto assemblato in pezzi sbilenchi che non si prendono mai sul serio. Il disco mischia, avvicina ed incontra stili che, forse, non dovrebbero (e potrebbero) mai incontrarsi e la raggae-disco dell'ironica "Giostyle vs Tupperware" ne rappresenta un fulgido esempio.
Le nove tracce di "Modamare" incarnano la visione iper-personale della Riotmaker che, anche attraverso liriche in lingua italiana ("Cold Pizza", "Perchè Le Ragazze Dicono No" e l'"Amore Prima Di Internet"), riescono perfettamente ad assestarsi su un segmento musicale che davvero nulla ha a che fare col suono di largo consumo. L'acustica spadroneggia in "Pippol" e "Song For Guido" che traina il lavoro sino ad accostarlo al suono danese degli WhoMadeWho (guidati da Tomas Barfod).
L'elaborato fugge dall'essere dozzinario, da qualsiasi stereotipo legato al 'già sentito' e lascia, dopo l'ascolto, un'ottima sensazione che fa già pensare alla stagione calda.

www.basebog.it
Non c’è nulla da fare, quelli della Riotmaker sono una banda di furboni. Ogni loro nuovo prodotto non mi vede tra i primi sostenitori ma, dopo anche un solo ascolto, che sia live o in supporto, capita che mi ritrovi costretto ad unirmi alla banda di adepti delle “motoseghe incrociate”. E l’ultima uscita dell’etichetta indie-pendente udinese, “Modamare” dei Carnifull Trio, non è esente da tale logica perversa.
Definire il loro sound non è cosa così semplice come pensavo in apertura di recensione ma io ci provo comunque: diciamo una sorta di italian punk-funk, sicuramente più funk che punk, anzì no... Diciamo che si tratta di funk moderno, con chitarre a volte forse un po’ più propense al rock ma con un assetto percussivo, fornito dai nuovi soci di Luka Carnifull, ovvero Ale e Jama (oltre l’inseparabile socio “Fare Soldi”, ma qui invisibile, Pasta), che ti obbliga a ballare o almeno a muovere qualche parte del corpo.
Tra le nove tracce registrate tra fine 2005 e inizio 2006 degne di nota le chitarre di “Perché le ragazze dicono di no”, forse l’episodio più punk-funk di Modamare, il singolo “43140”, ovvero Alan Sorrenti rivisto dai Supersystem, e “Song For Guido”, il perfetto apripista di ogni party estivo.
Riotmaker, qualcuno li fermi, please!

Rockerilla 15/05-15/06 2006
Inizio a credere (forse tardivamente) che l’intento principale della Riotmaker sia quello di pubblicare dischi imprevedibili, sorprendenti, non necessariamente belli (il fatto che spesso lo siano è incidentale): in nome del più sfrenato “do it yourself”. In quest’ottica “Modamare” è una delle uscite più originali di Riotmaker, nel senso che, oltre a non seguire nessuna regola, va anche contro le regole. Alcune soluzioni musicali sono davvero inedite, una per tutte: come è possibile suonare funk e accattivanti con le chitarre con delle accordature aperte e dei suoni tipici di certo post-rock? Infatti non si può. Affascinante ma non propriamente bello. Ciò non toglie che seguendo il gusto personale “Cold Pizza”, “Pippol” e “L’amore prima di Internet” siano già di culto per il sottoscritto (fighetto?).
Voto 6/10.

Sentireascoltare.com
Less is more: per l’etichetta più massimalista del panorama italico sembra quasi un controsenso. Nella nuova produzione Riotmaker usando solo una chitarra, delle percussioni, l’immancabile elettronica e una voce, si distilla l’anima della scuderia friulana: il puro e sacro ritmo del funk. Già nel progetto dance Fare $oldi, Luka Carnifull ci aveva allietato con ritmi e insert di elettronicherie anni 70/80. Qui riaggiusta il tiro con suoni di chitarra noisy che vanno ad amalgamarsi in modo perfetto alla sua ben nota vena ritmica. Il sound chitarristico dell’accattivante incipit (Perché le ragazze dicono no) ci ricorda gli stop dei Don Caballero, mescolati a progressioni in stile anni ‘60. Le canzoni strumentali si basano sempre su questo schema: ripetizioni e stop tanto cari alla scena post-rock, seppur mescolate con percussioni che le rendono più calde e con distorsioni e feedback che sporcano ulteriormente il risultato. La vera sorpresa si ha negli episodi cantati (43140, Cold Pizza, L’amore prima di internet): un miscuglio che attinge dalla melodia dei vicini Amari, senza ingredienti hip-hop e con una maggiore vena ‘black’, allietata da coretti e da vari ‘parappappappà’ che ricordano le sgommate delle sigle dei CHiPs o i riff supersoul di Curtis Mayfield. Un altro ingrediente che spezza la monotonia e rende l’ascolto più pacioccoso e nerdy è l’inserimento di samples dal sapore di sale: un ricordo di sala giochi in Subliminal Heavy Metal , un estratto di Big Jim (sic!) in Song For Guido, e una vocetta innocente di bambino che vi lascio scoprire. Un album che apre un sentiero alla meglio gioventù del rock nostrano, sempre più alla ricerca di nuovi input, innestando la wave con diavolerie ritmico-elettroniche e un gusto rétro mai nostalgico e invece pieno di spunti creativi. (7.1/10)

Fuori dal Mucchio
In libera uscita dai Fare Soldi, Luka Carnifull appronta il secondo album del trio che porta il suo nome, con l’aiuto di Jama alle percussioni e Ale alla batteria. Questa volta il tema svolto non è quello della canzonetta indie, ma piuttosto una forma ibrida di “groove oriented music”, vicina da un lato ad un formato pop tradizionalmente inteso, immersa dall’altra in una sorta di prolungata jam session percussivo-elettronica spesso colorata di funk. Nella direzione incerta e ondivaga della scaletta potrebbe risiedere il punto debole dell’ album, sennonché è proprio nel clima da festa errante e debosciata (la piscina in copertina, racchiusa in una cornice da vecchia collana di vinili a prezzo economico, un piccolo capolavoro in sé, illustra al meglio il contenuto), con melodie che si muovono come fantasmi di playlist radiofoniche in una afosa giornata di agosto, tra scenari a volte incongruenti ma sempre funzionali, che “Modamare” trova la propria ragione di esistere. Al di là di qualsiasi elucubrazione possibile, però, la vera essenza di questo disco sta nell’immediato e istintivo bisogno di buttarsi nella mischia, imbracciare gli strumenti e celebrare un immaginario party dove le cose non sono esattamente ciò che sembrano (Pop? Indie? Dance? Mainstream? Difficile dirlo) e dove qualsiasi costruzione intellettuale può convivere in pace con un po’ di sano edonismo fine a se stesso. Disco piacevolmente incompiuto, elegante, divertente senza essere puro involucro.

MTV.IT
Che ti piaccia la dance, che tu sia appassionato di lounge o che muoia dalla voglia di incrociare del buon Indie-Rock non troppo canzone e senza tante menate, se credi chela black music sia il sale nero per i visi pallidi, se a questo pretendi di associare parole non troppo ingombranti ma che allo stesso tempo odorino di demenziale vita quotidiana e se soprattutto sei un fighetto... Bene, hai trovato il disco che fa per te.

"ModaMare" arriva anche su MTV.it con un colpevole ritardo giustificato dall'assioma (un po' paraculo, a dire il vero) "ma perché pubblicare in primavera un disco che suona meglio in piena estate?". Così, scommettere su Luka Carnifull - già apprezzato solista e metà Fare Soldi con Santana Pasta degli Amari - è fin troppo facile dopo che il nuovo lavoro della Riotmaker ha fatto proseliti un po' ovunque, a cominciare dall'irresistibile copertina: un invidiabile party in piscina contenuto all'interno di una cornice seventies che richiama una linea economica di una gloriosa etichetta italiana dei tempi che furono - la 'LineaTre' della Ricordi ...

Luka - coadiuvato dal batterista Ale e dal percussionista Jama - spiazza un po' tutti con queste incursioni groovey tra sincopi funk, aperture disco, atmosfere soul. Come ben sottolinea il comunicato stampa che accompagna "ModaMare" sulla scrivania degli strafighettissimi addetti ai lavori, si tratta di pezzi "che puntano all'essenzialità mescolando - come da tradizione Riotmaker - cose che non dovrebbero mai incontrarsi: gli Chic incontrano i Motorpsycho tra tentativi piacioni alla Marvin Gaye, noise e reggae-disco"...

Insomma, la musica per fighetti è finalmente tornata!